I monelli
Non ci sono più i ragazzini di una volta
Qui al condominio Il Pellicano c’è un problema noto, ovvero il Portoncino d’ingresso che, quando gli gira, non si chiude. Ne ho parlato l’anno scorso qui ma, in soldoni, il Portoncino è magico e cercare di ripararlo è inutile.
Approfittando di questo fatto, ultimamente alcuni ragazzini hanno preso l’abitudine di entrare nell’androne e (qui vi do tre opzioni):
A) lavare il pavimento e cambiare l’acqua ai fiori;
B) leggere e commentare insieme Fondamenti di filosofia morale;
C) urinare sulle scale nonché, particolare interessante per i criminologi che si occuperanno di loro quando saranno più grandi, sul corrimano.
Se avete risposto A o B, bravi: il vostro candore è un bene prezioso per l’umanità; se avete risposto C, ci avete azzeccato.
Quando ero io un ragazzino (e, con quanto sto per dire, faccio il mio ingresso ufficiale nel Regno della Vecchiezza) il massimo dispetto che facevo alle abitazioni degli estranei era suonare il campanello e scappare.
Siccome dopo un po’ di volte già a dieci anni risultava noioso, a un certo punto avevo smesso di scappare: suonavo il campanello e poi mi allontanavo camminando con calma, confidando nel fatto che il proprietario, vedendomi, avrebbe pensato: “Quello là non può essere, visto che non sta scappando” (i bambini pensano che gli adulti ragionino come bambini e tra l’altro, nella maggior parte dei casi, è vero). A volte andavo oltre: suonavo il campanello e neanche mi allontanavo; il proprietario apriva la porta, mi vedeva lì impalato e diceva «Sì?», e io: «Non ho mica suonato» e me ne andavo. Oppure restavo lì. «Ma che vuoi? Vattene!» mi diceva lui dopo un po’, e io: «Ma che vuole lei! Rientri in casa!». Oppure dicevo: «Salve, è in casa Guido Sfronzolini?», e lui diceva: «Sono io Guido Sfronzolini» e io dicevo: «Piacere, sono Eugenio Cigorin, le va una partita a Subbuteo?». E diventavamo amici.
Si vede però che i ragazzini di oggi queste cose le hanno già provate tutte, e allora, via, urina negli androni.
Naturalmente questo ha generato una riunione condominiale straordinaria delle Sentinelle, ovvero il sottoscritto e la mia vicina Claudia. Siamo noi le sentinelle perché il Pellicano è gestito da un amministratore fantasma che nessuno vede mai e che si aggira per le strade di San Paco con le tasche piene di bombette fumogene: se un condomino lo ferma per sottoporgli un problema, lui tira una bombetta a terra e scompare in una nuvola viola, mentre alle sporadiche riunioni è solito mandare un mimo.
Perciò i problemi proviamo a risolverli noi.
Claudia ha proposto di installare una telecamera e di affiggere un cartello con scritto Area videosorvegliata, ma io le ho risposto che probabilmente avrebbe solo offerto ai teppistelli un nuovo oggetto da vandalizzare e noi avremmo dovuto installare una seconda telecamera per videosorvegliare la prima e mettere un secondo cartello con scritto Attenzione, videocamera videosorvegliata.
Abbiamo valutato allora di mettere solo il cartello, senza telecamera, ma questa soluzione è già stata adottata per la Cittadella dell’Immondizia, cioè l’area in cui conferiamo la spazzatura, e questo non ha fermato i gentiluomini e le gentildonne che arrivano con la loro automobile, lanciano sacchi di immondizia come petali di rosa e si danno poi alla fuga. Il signor Polpetta, un pensionato del terzo piano, ha provato anche a redarguire uno di questi signori e per tutta risposta è stato malmenato con carcasse di trota.
Ho proposto di scrivere sul cartello, invece di Area videosorvegliata, solo Pezzi di merda!, ma Claudia ha detto: «No».
Ho proposto allora di mettere un cobra nell’androne ma secondo Claudia questa soluzione, benché suggestiva, ha alcune criticità, per esempio è illegale, e poi il serpente potrebbe essere ferito, ucciso, rubato o mangiato. Inoltre il serpente potrebbe infilarsi poi nell’appartamento di un condomino (quasi certamente il mio).
Bocciata anche un’altra mia idea, ovvero quella di installare spruzzatori da giardino collegati a opportuni serbatoi colmi di urina di gatta siamese azionati da una fotocellula molto suscettibile: secondo Claudia questa soluzione, benché fantasiosa e suggestiva quasi quanto quella del cobra, ha il problema che la fotocellula non saprebbe distinguere tra un teppistello e, per esempio, chiunque altro.
«Potremmo mettere un cartello in cui si ricorda ai condomini di non allontanarsi dal Portoncino finché non si chiude» ha proposto.
«Che tenerezza mi fai,» le ho detto, «vuoi combattere il crimine restando nella legalità. Purtroppo nessun condomino avrà mai la nostra pazienza».
In effetti la reazione tipica quando il Portoncino non si chiude è cercare di chiuderlo a portoncinate e, se non funziona (e non funziona), cercare di chiuderlo a bestemmie, quindi andarsene.
«Nel caso del signor Polpetta, inoltre,» ho detto a Claudia, «facendolo sostare a lungo rischieremmo di impuzzolentire l’androne di fritto».
«E quindi?» mi ha chiesto lei.
«Forse dovremmo mettere un cartello rivolto direttamente ai ragazzini pisciolini».
«Eh, ok, ma cosa ci scrivi?».
«Pensavo a qualcosa come “Non so chi siete. Non so cosa volete. Ma ho capacità molto particolari. Capacità che fanno di me un incubo per persone come voi. Se smetterete di rilasciare la vostra urina nel mio androne, finirà qui. Se non lo farete… vi cercherò, vi troverò, e vi ucciderò”».
«Non credo sia legale, Liam» mi ha detto Claudia.
«Sei fissata con questa cosa…» le ho detto. «Allora scriviamo: “Grazie della vostra urina, cari ragazzini. L’abbiamo raccolta e usata per risalire al vostro DNA (grazie per il vostro DNA!), che useremo adesso sia per clonarvi (educheremo i cloni a fare pipì negli appositi bagni e poi li useremo per sostituirvi) sia per risalire a quello dei vostri genitori, i quali, ci scommettiamo, saranno deliziati di scoprire come impiegate il tempo libero”. Che ne pensi?».
«Penso che sarebbe inutile» ha detto Claudia.
Per forza, ho pensato io, senza la minaccia di morte non funziona. Mi immagino Liam Neeson che, con la sua voce cavernosa, dice ai criminali: “Se non lo farete, mi rivolgerò alle vostre maestre”.
«Potremmo trasformare l’androne in un laboratorio di analisi» ho detto allora.
«No, c’è un’unica soluzione» ha detto Claudia alla fine.
«E sarebbe?».
«Far aggiustare il Portoncino».
Ah, questi sognatori!, ho pensato. «Il Portoncino è magico!» le ho detto, ma Claudia non crede a queste cose, ossia non crede che gli oggetti abbiano un’anima, una personalità, una volontà e uno scopo che tra l’altro è quasi sempre quello di farti diventare matto. Ho pensato: forse deve metterci il naso. O il piede, trattandosi di un portoncino. Insomma deve avere il suo personale scontro con il Portoncino magico. Lo abbiamo avuto tutti. È giusto che lo abbia anche lei.
Così Claudia ha chiamato personalmente un fabbro di sua fiducia affinché venisse a sistemare il Portoncino sempre aperto ma, ironia della sorte secondo lei, semplice magia secondo me, quando il fabbro è arrivato ha trovato il Portoncino chiuso. Il fabbro allora ha suonato per farsi aprire, ma i pulsanti dei vari videocitofoni non facevano scattare la serratura. Siamo scesi e abbiamo provato con le chiavi: niente. Il fabbro ha provato con un piede di porco: spezzato. Microcariche di esplosivo: ghiaietta. Alla fine il fabbro, spazientito, se n’è andato borbottando. Quando il suo furgoncino ha girato l’angolo, clac!, il Portoncino si è aperto e non c’è stato più modo di chiuderlo e subito ci si è infilato un gregge di pecore. Abbiamo detto al pastore: «Anche lei, però…». E lui: «Che ne so… era aperto e siamo entrati».
Dunque ci siamo arresi.
Cioè, Claudia si è arresa, io invece di mia iniziativa ho comprato una telecamera e l’ho installata all’esterno, appena sopra il Portoncino, ben nascosta.
Quando una mattina ci siamo trovati di nuovo l’androne innaffiato di urina, sono andato a controllare il video della sera precedente e ho visto questo: il gruppo di ragazzini che passa davanti all’ingresso, il Portoncino che si apre e dice loro: «Psst! Ehi, voi! Cercate un orinatoio? Per di qua!».
E loro: «Grazie, signor Portoncino, ma adesso non ci scappa».
E il Portoncino: «Siete fortunati, poiché si dà il caso che io sia un portoncino magico… ecco fatto! Ora le vostre vesciche sono piene come tanti piccoli gavettoni, presto!».
I ragazzini si guardano, fanno spallucce e, non potendo resistere un secondo di più, entrano.
«Lo sapevo!» ho detto, riferendomi alla magicità del Portoncino, la cosa dell’urina per me era già in secondo piano. Ho subito chiamato Claudia.
«Presto, scendi, vieni a vedere!».
Quando è arrivata, le ho detto, trionfante: «Ora ho le prove che non sono pazzo e che il Portoncino è magico, guarda!».
Ho premuto play e, be’, chiunque abbia visto una manciata di film horror sa cosa c’era a quel punto nel video (vi do sempre tre opzioni):
A) i ragazzini che, pensosi, ascoltano Schumann al grammofono;
B) i ragazzini che riparano il Portoncino;
C) io che, nottetempo, scendo e urino sulle scale e sul corrimano.


Forse abbiamo tutti lo stesso amministratore di condominio...
Da un'analisi accurata del tuo racconto, mi viene da suggerire alcune ulteriori opzioni:
1- cambio del portoncino in toto
2- cementificazione massiccia dell'androne tipo bunker. corridoio strettissimo che porta giusto alle porte di casa dei condomini.
3- cartello con su scritto "E comunque ce l'avete piccolo"