Lo scoiattolo
Ho teso una trappola al mio anziano padre
Il mio anziano padre è un tipo molto scettico, a lui non la si fa.
Se gli dici qualcosa, mica ti crede solo perché l’hai detta, no no: ci ragiona, valuta, analizza, scandaglia.
«Ehi pa’, guarda la foto di questo tramonto!» gli dici mostrando la foto di un tramonto spettacolare a San Paco. E lui: «Ma sarà un vero tramonto? Sarà una vera foto? Tu sarai veramente mio figlio?». Oppure: «Ehi, pa’, sai che ho letto che hanno creato dei minicervelli in laboratorio per testare i farmaci?». E lui: «Ma per favore… lo so io chi ha un minicervello…».
Il che ha senso, anch’io se avessi ottant’anni diffiderei di tutto:
«Buongiorno, signor Cigorin, ecco il suo caffè».
(Tastando il cameriere con un bastone da passeggio e rivolgendomi a un altro avventore): «Senta, vede anche lei questo tizio col vassoio?».
«Certo» direbbe l’altro avventore, volando poi via come un passerotto.
Ma a dire il vero l’età non c’entra, l’anziano padre è così da sempre: impressionarlo è impossibile. Se non dubita di ciò che gli mostri, allora fa spallucce per minimizzare l’informazione, che so:
«Anziano padre, lo sai che il campione del mondo di scacchi sa giocare, bendato, dieci partite contemporaneamente?».
«E allora?».
«Come sarebbe e allora? Va bene, chiudi gli occhi. Di che colore è il mio pullover?».
«Rosso».
«È blu. E non hai nemmeno chiuso gli occhi!».
Per contro, l’anziano padre è sempre pronto a entusiasmarsi per cose che è venuto a sapere o che ha visto o fatto in prima persona: una foto da lui scattata, anche di una buccia di banana (o di un tramonto!); un libro che ha letto, fosse anche di George Cincischiarello; un borborigmo.
Ma da quando è in pensione la cosa che più di tutte lo manda in brodo di giuggiole è l’avvistamento di un qualche animale o insetto nel suo giardino, ed è proprio per questo che anni fa ha buttato giù una parete del soggiorno (mentre l’anziana madre dormiva) e ha tirato su una grande vetrata a specchio.
Fatta la vetrata, l’anziano padre ha potuto finalmente godersi la sua natura autoctona direttamente dal divano: si è comprato un binocolo, una macchina fotografica e un libro intitolato Come attirare gli uccelli (che non ho mai sfogliato ma immagino contenga le istruzioni di montaggio di una vetrata a specchio).
E così in questo giardino si possono ammirare: uccellini di vario colore, merli, tortore, ghiandaie, conigli, bisce, talpe, ricci, oltre a farfalle, libellule, api e ovviamente i gatti Bigini (in mimetica e piccolo fucile a tracolla), forme di vita straordinarie ma, insomma, viste e riviste. Si capisce allora l’entusiasmo mostrato dall’anziano padre un paio di settimane fa quando ha avvistato per la prima volta uno scoiattolo.
Ora, per carità, amo gli animali e potrei guardare uno scoiattolo per ore – ok, per ore magari no, ma per cinque minuti sì – traendone tutta una serie di conclusioni sulla Natura, la Vita e l’Universo, però se la persona che mi dice “c’è uno scoiattolo!” è la stessa che quando le ho detto che sono stati creati dei minicervelli in laboratorio è rimasta impassibile, quasi annoiata, la voglia di mostrare interesse per lo scoiattolo cala.
Una domenica arrivo a casa degli anziani genitori e l’anziano padre, invece di essere placidamente immerso nella lettura di un libro intitolato Come attirare gli scoiattoli cullato dal gradevole pigolio del saturimetro, se ne sta in piedi dinanzi alla vetrata intento a scrutare il giardino col binocolo.
Entro, prendo un pezzo di focaccia appena sfornata e mi avvicino cercando di simulare una genuina curiosità per il mondo e per chi mi ci ha messo.
«Che succede?» chiedo.
L’anziano padre rimane impassibile, troppo concentrato su un affare troppo più importante dell’essere umano che ha generato. Poi, senza smettere di guardare nel binocolo, dice solo:
«Scoiattolo».
«Sicuro che fosse uno scoiattolo e non uno dei tuoi gatti?» dico.
L’anziano padre non risponde, troppo provocatoria la mia domanda. Lo scoiattolo però non si vede.
«L’hai spaventato» dice allora l’anziano padre.
Gli sorrido benevolmente.
Quando poi ci mettiamo a tavola provo a parlare d’altro: filosofia, calcio, politica internazionale, prosciutto. L’anziano padre non sembra ascoltare, mentre l’anziana madre sembra ascoltare ma probabilmente sente solo cose inerenti al cibo, tipo “ho sentito al telegiornale che secondo l’Iran le tue polpette sono squisite”.
Poi l’anziano padre riattacca con lo scoiattolo. Quanto era bello, quanto era veloce, quanto era intelligente. Al che io penso: aspetta un attimo, ma perché dovrei credergli? Cioè, gli credo. Ma perché dovrei? Certo, sarebbe più facile non credergli se invece dello scoiattolo avesse visto un ghepardo ma, comunque, io scoiattoli non ne ho visti, e il mio minicervello non riesce a fidarsi degli altri esseri umani, specie con i tramonti accecanti che ci sono a San Paco di questi tempi.
Ma non credere alla sua storia non mi basta. Guido verso casa e rimugino. Entro in casa e rimugino. Leggo un libro e rimugino. Vado a dormire e rimugino.
Così il giorno dopo mi sveglio con un’idea. Mi sveglio sempre con un’idea. A volte buona, a volte meno buona. Questa mi sembra buona.
Quindi di prima mattina esco, vado al negozio di chincaglierie del signor Gianni, entro e gli dico: «Ciao Gianni, vorrei uno scoiattolo finto».
«Ciao Eugenio, ne ho proprio uno che fa al caso tuo» mi dice il signor Gianni senza sapere quale sia il caso mio. Ma forse gli scoiattoli finti servono solo a uno scopo.
Il signor Gianni va nel retro e riemerge dopo qualche minuto: «Che ne pensi?» mi chiede mostrando uno scoiattolo finto, molto realistico, che se ne sta lì a fissarmi nella posizione di uno scoiattolo che, sentendosi osservato, dice “Che cazzo è stato quel fruscio?” un istante prima di fuggire. Solo che, ovviamente, non può fuggire.
«È perfetto» dico al signor Gianni.
Rideranno gli anziani genitori?, mi chiedo poi. Sono persone con un senso dell’umorismo non particolarmente spiccato: la battuta preferita dell’anziano padre è “io prendo l’ala” quando in tavola c’è il coniglio; l’anziana madre è una che ride molto ma quando fa una battuta non si capisce mai che è una battuta e allora lei si fa seria, ti mette una mano sul braccio e in tono confidenziale dice: «Era una battuta».
Quando la domenica successiva vado a pranzo da loro, mentre l’anziano padre è impegnato nei sotterranei con l’anziana madre mi precipito in giardino e posiziono lo scoiattolo nei pressi di una magnolia, alla maggior distanza possibile ma sempre nel campo visivo del binocolo dell’anziano padre.
Lo lascio nell’erba, girato in modo che l’occhio dello scoiattolo punti dritto all’occhio dell’anziano padre nel momento in cui quest’ultimo riprenderà l’osservazione.
Fatto questo, rientro e mi metto a tavola e comincio a guardare dei video di scacchi sul telefono.
Dopo un po’ l’anziano padre ritorna, si mette subito alla vetrata, inforca il binocolo e comincia a scandagliare il giardino, finché a un certo punto, sopraffatto dall’emozione, grida: «Eccolo!».
Io mi fingo poco interessato.
«Chi?» dico distrattamente.
L’anziano padre però è ormai preda di una febbrile concitazione.
«Lo scoiattolo! Eccolo là!» dice.
«Ma per favore…» dico io.
«È là, ti dico! Vieni!» grida l’anziano padre, così eccitato che il saturimetro comincia a emettere un isterico segnale acustico dal chiuso del cassetto. Poi l’anziano padre chiama a gran voce l’anziana madre, che in breve ci raggiunge e, quando lui le indica lo scoiattolo, lei, forse commossa dalla gioia del consorte, o forse perché anziana, neanche per un momento mette in dubbio la veridicità della faccenda.
«Ma è bellissimo!» dice. «Che meraviglia!» dice, forse già pensando a come farlo con le patate.
E l’anziano padre le descrive lo scoiattolo minuziosamente.
«Vedi come ha la coda? Guarda che bel colore il mantello».
«Ma perché sta lì fermo?» chiede lei.
«E come perché?» le dice lui con fare da esperto. «Perché ha intuito che qualcuno lo sta osservando. Ha un istinto finissimo. Allora sta fermo perché il movimento potrebbe attirare lo sguardo di un predatore» le spiega.
Io dico: «Ma se c’è un predatore non gli converrebbe fuggire?».
Immagino un predatore che vede uno scoiattolo da lontano e dice: «Ma quello è uno scoiattolo?». Lo scoiattolo non si muove. Il predatore dice: «Mm». E si avvicina. Lo scoiattolo non si muove. «Sembra proprio uno scoiattolo» dice il predatore avvicinandosi ancora un po’. Lo scoiattolo non si muove. «Strano che non scappi» dice il predatore, ormai a pochi passi dallo scoiattolo. Che non si muove. Quando il predatore è sopra lo scoiattolo dice: «Eh sì, è uno scoiattolo», e lo mangia.
L’anziano padre scuote la testa come a dire: ma perché mia moglie non ha partorito uno scoiattolo?
L’anziana madre invece mi guarda. Io le sorrido. Lei allora forse intuisce che qualcosa non torna, ma si rimette ad ammirare lo scoiattolo e io penso: “Ottimo, lo scherzo è riuscito proprio bene. Molto bene. Forse troppo bene”.
In effetti ora il problema è farlo finire. Come facciamo a uscirne?, mi chiedo.
Poco probabile che lo scoiattolo a un certo punto se ne vada. Impossibile staccare l’anziano padre dal binocolo e dalla vetrata. Me lo immagino, tre giorni e tre notti dopo, con la barba lunga e gli occhi arrossati, che mangia carne secca e beve caffè da una tazza di latta, ancora accampato in soggiorno dove ha acceso un focherello senza perdere mai di vista lo scoiattolo neanche per un secondo.
Così a un certo punto penso: “Va bene, basta così”.
Vado verso la porta che dà sul giardino, giro la maniglia.
«No, fermo! Così lo spaventi!» dice l’anziano padre.
«Non credo» dico. Quindi esco e attraverso il giardino, puntando dritto allo scoiattolo mentre l’anziano padre mi osserva, atterrito, col binocolo.
Sono a dieci metri dallo scoiattolo, lo scoiattolo non si muove.
Cinque metri, niente.
Un metro, neanche un plif.
Sono sopra lo scoiattolo, che non mi degna di uno sguardo e continua invece a guardare lontano come a dire: «Perché quell’anziano mi osserva col binocolo?».
Mi chino, prendo lo scoiattolo, torno verso la casa.
Quando rientro, l’anziano padre, che da un pezzo ha ormai abbassato il binocolo, mi guarda e fa un sorriso di un’amarezza tale che strazierebbe il minicuore del figlio, se questi ne avesse uno.
«Era uno scherzo…» dice senza neanche la forza di mettere un punto di domanda, anche perché io risponderei: “No, padre, è uno scoiattolo vero. Scoiattolo, parla!”, e poi, facendo una vocina da scoiattolo: “Piacere di conoscerla, signor Cigorin, è stato bravissimo ad avvistarmi, non era per niente facile! Noi scoiattoli siamo molto veloci”.
L’anziana madre cerca di non ridere. Anch’io cerco di non ridere. Consegno lo scoiattolo all’anziano padre, così che possa esaminarlo, e poi ormai è suo, gli ha fatto la posta per così tanto tempo…
L’anziano padre a questo punto guarda lo scoiattolo, se lo rigira tra le mani. Sa di avere due opzioni: dire “Aspetta qui” e poi andare a prendere la fiocina. Oppure, ed è quella che sceglie, scuotere la testa, pensare “Devo comprarmi una fiocina” e poi andare a sedersi a tavola, dove poco più tardi l’anziana madre porta una teglia appena sfornata.
«Che si mangia?» chiedo fregandomi le mani.
«Scoiattolo arrosto» dice l’anziana madre, ridendo. «Ce ne sono così tanti, in giardino…».
«E sono facili da catturare!» dico io.
Ridiamo.
L’anziano padre ci guarda, scuote ancora la testa, poi si alza, si avvicina con il piatto alla teglia e, un po’ mestamente, dice: «Io prendo l’ala».


Ti saluto ora perché immagino ora l'anziano padre vada a comprare una fiocina e non leggerò altri racconti. È stato un piacere!
Che bello cominciare la giornata con una risata! Non ne facevo una da ieri, mentre sfogliavo l’ultimo di George Cincischiarello.